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AZIENDA

Il Programma VIVA è aperto a tutte le aziende vitivinicole, vinicole, imbottigliatrici, trasformatrici, cantine sociali, consorzi presenti sul territorio nazionale e che vogliono intraprendere un percorso di sostenibilità.

Per partecipare al Programma VIVA, l’azienda vitivinicola interessata dovrà richiedere al Ministero della Transizione Ecologica la firma di un Accordo Volontario che sancisce l’adesione al Programma stesso. Per visualizzare la procedura clicca (qui).

Non vi sono costi di adesione, la firma dell’Accordo Volontario è completamente gratuita.

In seguito all’adesione, l’azienda dovrà provvedere ad effettuare la valutazione degli indicatori VIVA procedendo in modo autonomo (se ha le competenze necessarie all’interno dell’azienda) o appoggiandosi a dei consulenti esterni.

Completata la procedura di elaborazione, se l’azienda vorrà comunicare al pubblico i risultati dell’analisi, dovrà procedere anche con la certificazione dei risultati rivolgendosi ad un ente terzo indipendente.

I costi sono quindi legati alle spese di elaborazione e certificazione dei risultati.

Qui una stima dei potenziali costi indiretti.

No, il protocollo VIVA è applicabile a tutte le aziende (Agricoltura Tradizionale, Agricoltura Integrata, Agricoltura Biologica, Agricoltura Biodinamica). Si valutano gli aspetti di sostenibilità nel loro complesso che sono trasversali alle tecnologie utilizzate.

Sì, le aziende aderenti a VIVA che sono in possesso dell’attestato di conformità ACA o della certificazione SQNPI (con conformità che copra almeno il 50% dei vigneti dell’organizzazione/prodotto in analisi) applicano gli indicatori VIGNETO easy e TERRITORIO easy. Tali indicatori sono semplificati, poiché l’azienda soddisfa già di default aspetti certificati ACA o SQNPI. Per quanto riguarda l’indicatore Vigneto easy esso risulta privo dei sotto-indicatori Difesa e Concimazioni; l’indicatore Territorio easy, invece, non contiene quei requisiti che si sovrappongono a quanto già previsto dall’adesione al SNQPI e dimostrato dall’attestato di conformità SQNPI e/o dalla certificazione SQNPI (RB5; RB14; RS28; RE36 sono esclusi solo per le aziende con certificazione SQNPI (e non per quelle con conformità ACA), mentre RB1; RB4 sono considerati già soddisfatti solo in determinate condizioni).

 

I vantaggi dell’applicazione di entrambi gli standard sono molteplici: dal punto di vista produttivo passano da una riduzione dei costi di produzione a una maggiore conoscenza dei propri impatti da cui scaturisce una razionalizzazione del sistema produttivo. L’integrazione dei due standard, dal punto di vista applicativo, permette all’azienda di valutare con VIVA gli impatti ambientali, sociali ed economici, mentre SQNPI guida alle buone pratiche in campo e cantina. I contenuti di SQNPI possono essere recepiti dalle aziende che applicano VIVA in qualità di buone pratiche o misure di mitigazione, programmate attraverso la predisposizione dei piani di miglioramento specifici per ognuno degli indicatori. D’altro canto gli indicatori VIVA rappresentano per le aziende vitivinicole un sistema di misura delle prestazioni di sostenibilità e un ottimo strumento di automonitoraggio e monitoraggio dei miglioramenti nel tempo.

 

L’adesione al Programma potrà essere comunicata con un comunicato stampa condiviso tra azienda e Ministero della Transizione Ecologica, su materiale informativo e sul sito aziendale.

L’applicativo online VIVA permette il caricamento di diversi dati esterni: il Quaderno di Campagna, le mappe pedologiche, gli appezzamenti e i dati meteo. I dati di campagna (es. pratiche agricole, rilievo dati metereologici, usi dei prodotti fitosanitari) vengono di norma registrati nelle aziende agricole in documenti elettronici che prendono il nome di Quaderni di Campagna. Per tale motivo l’applicativo web presenta una funzionalità specifica che permette di importare alcuni dei più comuni formati dei Quaderni di Campagna (Vite.net e Imageline), in questo caso l’utente non deve modificare il formato di caricamento da questi software perché essi sono già compatibili con VIVA. Inoltre è possibile importare qualunque quaderno di campagna, purché i suoi dati siano adattati e formattati come da template VIVA scaricabile dal sito web.

PROGRAMMA VIVA

L’indicatore ARIA richiede competenze legate alla valutazione di inventari di Gas a Effetto Serra e ad analisi di Carbon footprint di prodotto.

L’indicatore ACQUA richiede competenze agronomiche legate alla valutazione dell’evapotraspirazione.

L’applicazione dell’indicatore VIGNETO richiede competenze agronomiche.

L’applicazione dell’indicatore TERRITORIO richiede una buona conoscenza dei processi aziendali.

Non esiste un processo di accreditamento dei consulenti, ma il Ministero suggerisce alle aziende di rivolgersi a consulenti che hanno seguito il corso di formazione i successivi aggiornamenti. Si precisa inoltre che il Ministero della Transizione Ecologica non ha rapporti preferenziali con nessun consulente/società di consulenza né conferisce mandati specifici.

No, l’obiettivo del Programma VIVA e del Ministero della Transizione Ecologica è di misurare la sostenibilità e renderla oggettiva al giudizio dei cittadini. Per questa ragione il Programma armonizza l’utilizzo di indicatori ambientali, già ampiamente utilizzati sia a livello nazionale che internazionale, fornendo delle linee guida per l’applicazione sul territorio nazionale.

Il Regolamento per l’attuazione dello schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti, denominato Made Green in Italy, di cui all’Art. 21, comma 1, della Legge 221/2015 prevede l’utilizzo della metodologia Product Environmental Footprint (PEF) per la determinazione dell’impronta ambientale dei prodotti definita nella Raccomandazione 2013/179/UE della Commissione Europea del 9 aprile 2013 e nata per contrastare la proliferazione di metodologie per la valutazione dell’impatto ambientale dei prodotti.

La metodologia PEF e quella utilizzata nel programma nazionale VIVA-La Sostenibilità nella Vitivinicoltura in Italia, non sono assolutamente in contrasto e in un futuro, se si riterrà opportuno, potranno essere facilmente integrate. Il Ministero dell’Ambiente, promotore sia dello Schema Made Green in Italy che del Programma VIVA, ha già condotto, con la collaborazione di ENEA, uno studio preliminare per confrontare le due metodologie.

Entrando un po’ più nel dettaglio, la PEF si basa sui principi dell’analisi del ciclo di vita (LCA), che consente di valutare la sostenibilità di un prodotto, durante tutto il suo ciclo di vita, con riferimento a 16 categorie di impatto ambientale, mentre considera gli altri aspetti legati alla sostenibilità (sociali, economici e culturali) come requisiti addizionali.

Il programma VIVA adotta già il metodo LCA per il calcolo dell’indicatore ARIA che si basa sulla categoria d’impatto “cambiamento climatico” e prevede altri tre indicatori: ACQUA, VIGNETO e TERRITORIO. L’impronta idrica, calcolata in VIVA con ACQUA, affine all’indicatore “Water Scarcity” della PEF, e gli indicatori VIGNETO e TERRITORIO, innovativi e già considerati come esempio in ambito europeo, analizzano aspetti che la PEF considera solo come requisiti addizionali quali: qualità del paesaggio, qualità ambientale dei prodotti, sostenibilità sociale. Aspetti, quest’ultimi, di altissimo valore per quanto riguarda le produzioni italiane, sinonimo di eccellenza, qualità e sicurezza dei prodotti.

Concludendo, per quanto riguarda gli impatti ambientali, l’allineamento tra la metodologia VIVA e la PEF non richiederà alle aziende grossi sforzi aggiuntivi in termini di raccolta dati e costi, mentre con riferimento ai requisiti addizionali e agli aspetti di comunicazione della sostenibilità, dove per la PEF sono ancora in corso sperimentazioni, VIVA è già avanti ed è anzi stato preso più volte come esempio nei tavoli europei.

Si, l’indicatore ARIA fa riferimento alle:

  • ISO 14067: 2018 Gas ad effetto serra – Impronta climatica dei prodotti – Requisiti e linee guida per la quantificazione
  • ISO 14064.1:2018 Gas ad effetto serra – Parte 1: Specifiche e guida, al livello di organizzazione, per la quantificazione e la rendicontazione delle emissioni di gas ad effetto serra e della loro rimozione

e successivi aggiornamenti.

L’indicatore ACQUA fa riferimento alla UNI EN ISO 14046.L’indicatore VIGNETO è stato strutturato prendendo in considerazione la Direttiva 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei fitofarmaci e sulle linee guida indicate dall’O.I.V. definite dalla guida CST 1-2008.

L’indicatore TERRITORIO prende come riferimento le Linee guida Sustainability Reporting Guidelines GRI G 3.1.

Gli indicatori di sostenibilità del Programma VIVA sono periodicamente aggiornati, tenendo conto dell’evoluzione degli standard europei ed internazionali di settore. Si citano a tal proposito la metodologia PEF (Product Environmental Footprint) e gli ultimi aggiornamenti dello standard ISO 14046 per il calcolo del Water Footprint. È importante però ricordare che, al contrario di VIVA, tali standard non considerano la valutazione degli impatti sociali ed economici, che invece sono elementi determinanti del nostro Programma.

Sì, solo a seguito dell’analisi e successiva certificazione di prodotto e avallo da parte del Ministero, sarà possibile apporre sulla bottiglia l’etichetta VIVA scaricabile attraverso il software online VIVA. L’uso dell’etichetta sul Prodotto è descritto nel Disciplinare VIVA di Etichetta di Prodotto.

Gli indicatori di VIVA, ACQUA, ARIA e VIGNETO non prevedono un benchmark a livello nazionale, in quanto per le diverse caratteristiche del territorio italiano, i benchmark sono declinati a livello regionale laddove esistano specifici programmi territoriali che utilizzano VIVA come sistema di misura delle prestazioni ambientali e sono avallati da un comitato scientifico. È questo ad esempio il caso del progetto siciliano SOStain, che include VIVA tra i criteri minimi di sostenibilità, insieme a vincoli su trattamenti autorizzati, limiti al contenuto di residui e solforosa nei vini, inerbimento obbligatorio dei vigneti (invernale), uso di tecnologie energeticamente efficienti, limiti al peso delle bottiglie, impiego di risorse locali, misura quantitativa della biodiversità, utilizzo di materiali eco-compatibili nel vigneto, trasparenza nella comunicazione, utilizzo dei calcolatori VIVA.

L’indicatore TERRITORIO invece, rappresenta di per sé un benchmark in quanto un’azienda deve soddisfare tutti i requisiti dell’indicatore al fine di ottenere la certificazione di sostenibilità VIVA.

L’altro “benchmark” del Programma è il miglioramento continuo: l’azienda, per continuare ad aderire al Programma VIVA, è tenuta a realizzare nei due anni antecedenti il rinnovo della certificazionele azioni di miglioramento previste nel Piano di Miglioramento.

CERTIFICAZIONE ED ETICHETTE

No, ma nel caso in cui la certificazione non verrà effettuata, l’azienda non potrà comunicare al pubblico i risultati ottenuti né applicare l’etichetta al prodotto. Sarà possibile comunicare la sola adesione al Programma.

Il mercato del vino, soprattutto in alcuni Paesi, (Nord Europa e Canada) è legato ai monopoli. Al fine del riconoscimento della certificazione VIVA all’estero, è stato siglato un Accordo con Foreign Trade Association (FTA)- Business Social Compliance Initiative (BSCI)- per la promozione della certificazione VIVA nel contesto del Sustainable Wine Program, che ha come clienti le principali catene di distribuzione e monopoli del Nord Europa: Tuko Logistics, Kesko, Systembolaget, Dansk Supermarkt, El Corte Ingles, Aldi Nord, ALKO, Vinmonopolet, REWE, METRO.

Per alcuni monopoli (finlandese, norvegese e svedese) il Programma VIVA è riconosciuto come criterio premiante nella scelta dei fornitori:

ALKO

VINMONOPOLET

SYSTEMBULAGET

Negli anni si è sviluppato un interessante dialogo con i responsabili della sostenibilità di SAQ, il monopolio del Canada-Québec.

Sì, e lo fa attraverso un modello di studio e valutazione delle buone pratiche atte a mantenere e favorire l’insediamento di specie autoctone con una metodologia che è valutativa e allo stesso tempo educativa. Tale analisi, che include tra le altre la valutazione della manutenzione degli habitat naturali, di zone vegetate e boschive, permette di considerare la protezione e promozione della biodiversità nel suo complesso, evitando lo screening di singole specie che non possono ritenersi esaustive, data l’ampia variabilità che caratterizza flora e fauna delle diverse zone.

Sì, grazie agli indicatori VIVA, ACQUA, VIGNETO e ARIA, con la certificazione di organizzazione è possibile monitorare gli impatti ambientali dell’azienda, mentre con TERRITORIO, indicatore nato da un lavoro di sintesi di ISO 26000 sulla Responsabilità Sociale d’Impresa e del Global Reporting Index (che appunto, guida al report di sostenibilità) rappresenta un pratico strumento di analisi degli impatti ambientali di tipo qualitativo e di quelli sociali ed economici dell’azienda sul territorio in cui è collocata. Il report di TERRITORIO può essere inoltre utilizzato come base per la stesura del report di sostenibilità, unitamente ai dati ottenuti con il calcolo degli altri indicatori.

Sì, l’Agenda 2030 pone specifici obiettivi di sviluppo sostenibile, a cui si allineano gli indicatori VIVA. Tra gli obiettivi di Agenda 2030, quelli che più maggiormente si riferiscono agli aspetti di sostenibilità sociale ed economica indagati da VIVA con l’indicatore TERRITORIO sono l’obiettivo 4 – Educazione di qualità5 – Parità di genere6 – Accesso all’acqua8 – Lavoro e crescita economica12 – Consumi sostenibili e 15 – Tutela della biodiversità; gli obiettivi 6 e 14 – Protezione del mare, per ACQUA; e l’obiettivo 13 – Arrestare il cambiamento climatico per l’indicatore ARIA.

La certificazione VIVA dunque permette di concretizzare e contabilizzare gli argomenti messi a fuoco da Agenda 2030.

Bisogna distinguere due casi a seconda della tipologia di analisi effettuata, ovvero se analisi di prodotto o aziendale.

Nel caso di analisi di prodotto:

  • Il Ministero rilascia un’etichetta VIVA di prodotto, che può essere applicata direttamente sulla bottiglia.

Nel caso di un’analisi aziendale:

  • Il Ministero rilascia un’etichetta VIVA aziendale, da poter utilizzare sul sito, sul materiale informativo relativo all’azienda, sul packaging secondario o esporre in azienda. Tale etichetta non potrà essere applicata sui prodotti.

Si, può essere utilizzata dall’azienda per due anni dalla data di certificazione. Dopodiché sarà necessario rinnovare la valutazione e la certificazione.

Si, se l’azienda, ultimata la certificazione, vuole utilizzare l’etichetta del Programma sul prodotto analizzato. L’etichetta VIVA prevede un QR code che rimanda ad un’etichetta digitale, che riporta il resoconto dei risultati, visibile sul sito del Programma.

No, l’unico confronto potrà essere effettuato rispetto alle prestazioni della stessa azienda o dello stesso prodotto rispetto agli anni precedenti. Due prodotti diversi o due aziende diverse non sono confrontabili.

Sì, come le etichette destinate al mercato nazionale, quella internazionale è generata automaticamente dal software online VIVA, al momento dell’avallo della certificazione VIVA da parte del Ministero della Transizione Ecologica. L’etichetta cita il nome in inglese del Programma: VIVA “Sustainability and Culture” ed è accompagnata da un codice QR. Mentre non è consentito l’uso dell’etichetta VIVA internazionale per il mercato nazionale, un’azienda può decidere, qualora la legislazione del Paese dove esporta il prodotto lo consenta di utilizzare l’etichetta VIVA per il mercato nazionale anche per il mercato internazionale.

È prevista una revisione periodica degli strumenti, effettuata da un comitato scientifico, volta ad aumentarne l’efficienza e la credibilità internazionale.

Si, sarà possibile riportare in etichetta, sui prodotti aziendali destinati al mercato nazionale, il logo del Programma VIVA insieme al sito del programma e alla dicitura: “nome dell’azienda è certificata VIVA-La Sostenibilità nella Vitivinicoltura in Italia-programma promosso dal Ministero della Transizione Ecologica”, mentre sui prodotti destinati al mercato internazionale “nome dell’azienda is certified VIVA – Sustainability in the Italian wine sector – Program promoted by the Italian Ministry of Ecological Transition.

 L’azienda a seguito dell’analisi riceverà l’etichetta VIVA di Organizzazione da poter utilizzare sul sito, sul materiale informativo relativo all’azienda, sul packaging secondario o potrà essere esposta in azienda. Tale etichetta non potrà essere applicata sui prodotti. Le regole per la comunicazione per la certificazione di organizzazione sono riportate nel Disciplinare VIVA di Etichetta di Organizzazione.