
La risoluzione OIV-VITI 677-2022 dice che “si intende per biodiversità funzionale (BF) l’insieme di organismi, di microrganismi e loro specie che contribuiscono alle funzioni ecosistemiche in un agroecosistema che promuove la sostenibilità e la resilienza dei sistemi di produzione. Si riferisce all’aspetto pratico della biodiversità, che può essere di utilità diretta o indiretta per gli agricoltori (ad es., controllo biologico conservativo degli organismi nocivi). (…)”
In molte zone viticole, c’è una mancanza grave di biodiversità e, di conseguenza, di biodiversità funzionale.
Il primo passo, per creare una base per il miglioramento è quello di sfruttare l’inerbimento permanente naturale, che garantisce una buona biodiversità, riduce l’erosione, può aumentare nel tempo il contenuto di sostanza organica (SO) e contribuisce ad abbassare la temperatura del suolo di almeno 4-5°, durante l’estate. Va però gestito bene, perché c’è il rischio che prendano il sopravvento, soprattutto nelle zone con scarsa piovosità, le specie più competitive dal punto di vista idrico e nutrizionale (Chenopodium sp., Amaranthus sp., Cynodon dactylon), o più resistenti allo sfalcio (Taraxacum officinale).
Un passo ulteriore verso la BF è l’inerbimento permanente gestito con semina (o trasemina) di specie selezionate che garantisce una buona biodiversità, si può gestire in funzione delle esigenze e degli obiettivi (competizione idrica maggiore o minore, apporto di azoto [Leguminose]), favorisce l’aumento della popolazione dei nemici naturali di numerosi fitofagi, se ricco di specie nettarifere, poiché spesso gli adulti si nutrono di essudati, nettare e polline e, naturalmente, contribuisce all’aumento della portanza, della resistenza al compattamento e di S.O., a costi più bassi di una letamazione.
Uno dei principali vantaggi funzionali dell’aumento della superficie inerbita, è il miglioramento della dotazione in sostanza organica nel suolo, che svolge un ruolo fondamentale per il vigneto, per la sostenibilità della gestione agronomica del vigneto.
Una buona dotazione di SO è essenziale per:
Quest’ultima è una delle principali funzioni della S.O., perché è la fonte di nutrimento per i microrganismi del suolo (batteri, funghi, …) e favorisce la formazione di un microbioma ricco e diversificato, che contribuisce a contrastare i fenomeni di “stanchezza” e lo sviluppo di patogeni dannosi.
La biodiversità della microflora del terreno è infatti una parte fondamentale della BF del vigneto, in quanto contribuisce alla resistenza sistemica indotta (ISR) delle piante verso i patogeni e, più in generale, alla resilienza complessiva del vigneto.
La biodiversità microbica del suolo si può favorire anche riducendo il numero dei passaggi delle macchine e, di conseguenza il compattamento del suolo, che deprimendo la circolazione dell’aria impedisce lo sviluppo della microflora aerobica.
Anche l’impianto di alberi lungo i filari, come i tradizionali peschi e peri e/o le essenze forestali di piccola taglia, contribuiscono al miglioramento della BF, in quanto forniscono ricovero per numerosi uccelli predatori di insetti e formano corridoi per l’attraversamento aereo degli impianti. La loro presenza non è però sempre apprezzata, soprattutto per la riduzione della superficie vitata e per la competizione che esercitano sulle viti vicine.
Nell’ottica di migliorare la BF, diventano quindi importanti i margini del vigneto, nei quali è più facile mantenere le specie arboree e arbustive autoctone tradizionalmente presenti nel vigneto come tutori vivi (acero campestre, olmo), come fornitori di legacci per il palizzamento dei tralci (Salix viminalis) o di tutori per le piante (Arundo donax).
Siepi e alberi con specie autoctone come Rosa canina, Corniolo, Prunus, ecc., creano rifugi per la fauna utile (es. uccelli insettivori, ragni, insetti ausiliari durante l’inverno o nei periodi in cui il vigneto è meno ospitale.
Le siepi di rovo (Rubus sp.), i ciliegi, il susino, in primavera possono ospitare i parassitoidi come Anagrus, che poi si trasferiranno nei vigneti per parassitizzare le uova delle cicaline come Empoasca sp.
Gli alberi d’alto fusto offrono punti d’appoggio e di nidificazione e corridoi di passaggio insetti e uccelli predatori, mentre gli arbusti e i piccoli boschi ospitano la tignola e la tignoletta, quando non stanno nel vigneto e diventano dei «serbatoi» di insetti utili a limitarne le popolazioni, anche durante lo svernamento o comunque al di fuori della stagione vegetativa della vite.
I margini del vigneto sono importanti anche per la possibilità di mantenere la presenza quasi continua della fioritura, soprattutto negli impianti in cui la copertura erbacea è gestita con sfalci periodici o con sovescio, che la interrompono. La presenza di facelia (Phacelia tanacetifolia), Ombrellifere, Lamiacee, Asteracee e altre specie, serve a fornire per gran parte della stagione, polline e nettare e, quindi, a mantenere attive le popolazioni di piccoli Imenotteri parassitoidi o di Ditteri come i Sirfidi, ottimi impollinatori, ma anche attivi come limitatori naturali di parassiti.
La biodiversità deve essere la più ampia possibile, con boschetti, macchie naturaliformi, aree naturali per garantire l’equilibrio tra insetti utili e dannosi, perché esiste anche un rovescio della medaglia, per quanto riguarda questo tipo di gestione: c’è il rischio di privilegiare poche specie che offrono rifugio a insetti dannosi per vigneti e frutteti (es.: Drupacce/Drosophila suzukii, Cornus sanguinea/Hyalomorpha halys).
Concludendo la Biodiversità Funzionale trasforma il vigneto in un sistema autonomo e resiliente, dove la natura stessa si prende cura della salute della vite, riducendo la necessità di interventi esterni e migliorando la qualità del prodotto finale. Il Programma VIVA premia sia il miglioramento della dotazione di sostanza organica nel suolo che la presenza di aree naturali nei pressi del vigneto quali aspetti fondamentali per la biodiversità.
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