Il trattamento del vigneto con i droni: stato dell’arte e nuove prospettive
5 Aprile 2026
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Negli ultimi anni l’impiego dei droni in agricoltura sta conoscendo una rapida diffusione, in particolare nel settore vitivinicolo. I droni per i trattamenti del vigneto rappresentano oggi una valida alternativa ai mezzi tradizionali a terra, soprattutto in contesti difficili come aree collinari, appezzamenti irregolari o situazioni in cui la meccanizzazione risulta complessa o impossibile.

Dal punto di vista operativo, i droni consentono di ridurre drasticamente l’uso di acqua, arrivando a impiegare circa un quinto dei volumi necessari ai trattamenti convenzionali. A questo si aggiungono benefici ambientali legati alla riduzione delle emissioni e vantaggi economici, poiché l’azienda agricola non deve investire direttamente in macchinari costosi: pianificazione dei voli, mezzi e manutenzione sono generalmente forniti da operatori specializzati, con costi competitivi per ettaro. Esperienze recenti condotte in Italia su diverse colture annuali e perenni, inclusa la vite, hanno dimostrato la fattibilità di questi interventi su superfici complessive significative, evidenziando come la tecnologia sia adattabile a contesti agronomici differenti e a diverse esigenze colturali.

Dal punto di vista tecnologico, in Italia sono già operativi droni agricoli di nuova generazione, dotati di software avanzati, sistemi di volo automatizzati e capacità di carico adeguate sia per vigneti di medie dimensioni sia per grandi estensioni. Questi mezzi permettono una distribuzione precisa e controllata dei prodotti, adattando altezza, velocità e larghezza di lavoro alle caratteristiche della coltura e del terreno.

Un aspetto centrale è la pianificazione: per un utilizzo professionale, i piani di volo vengono definiti con largo anticipo rispetto alla stagione di trattamento. In questa fase si valutano lo stato della vegetazione e le caratteristiche del vigneto, anche attraverso rilievi sperimentali con droni multispettrali. Indicatori legati alla vigoria e alla densità fogliare consentono di modulare dosi e modalità di intervento, rendendo i trattamenti più mirati ed efficienti.

Le capacità operative dei droni variano in funzione della morfologia del terreno. In aree complesse la produttività giornaliera è più contenuta, mentre in contesti pianeggianti e regolari si possono trattare superfici molto più ampie. Oltre all’irrorazione, i droni trovano applicazione anche nei rilievi fotogrammetrici e multispettrali, strumenti utili per il monitoraggio dello stato delle colture, sebbene l’elaborazione dei dati richieda tempi tecnici significativi.

Dal punto di vista normativo, l’uso dei droni per i trattamenti aerei in agricoltura è attualmente consentito per concimi, fertilizzanti e biostimolanti, purché non classificati come prodotti fitosanitari. In particolare, i biostimolanti – sia di origine microbica sia non microbica – sono definiti come prodotti in grado di stimolare i processi nutrizionali delle piante, migliorandone l’efficienza nell’uso dei nutrienti, la tolleranza agli stress abiotici e la qualità delle produzioni, senza agire come pesticidi.

In questo quadro normativo e tecnico si inserisce una visione più ampia dell’agricoltura, definita olistica, che considera il vigneto – e più in generale l’agroecosistema – come un sistema complesso e interconnesso. La pianta viene interpretata come un olobionte, ovvero un’unità biologica formata dall’organismo vegetale e dall’insieme dei microrganismi che vivono in simbiosi con essa, a livello radicale e fogliare. Biostimolanti e fertilizzanti non agiscono quindi solo sulla pianta in senso stretto, ma influenzano le relazioni tra pianta, microbioma e suolo, contribuendo alla resilienza e alla funzionalità dell’intero sistema. In questo contesto, l’impiego dei droni non rappresenta semplicemente un’innovazione tecnologica, ma uno strumento pienamente coerente con l’approccio olistico: la precisione di distribuzione, la riduzione degli input e la possibilità di interventi mirati li rendono particolarmente adatti a supportare pratiche agronomiche orientate alla salute dell’agroecosistema nel suo insieme.

I vantaggi dell’uso dei droni includono inoltre una riduzione degli investimenti in macchinari aziendali, la possibilità di intervenire in aree non percorribili da mezzi a terra – come nella viticoltura eroica – e l’accesso a un aggiornamento tecnologico continuo senza oneri diretti per l’azienda agricola. La possibilità di integrare i trattamenti con analisi preventive dello stato vegetativo rafforza ulteriormente l’efficacia di questo approccio.

In conclusione, il trattamento del vigneto con i droni non rappresenta più una semplice sperimentazione, ma una concreta opportunità per un’agricoltura più sostenibile e consapevole. Integrando innovazione tecnologica e visione biologica, i droni si configurano come strumenti chiave per accompagnare la transizione verso modelli agricoli orientati non solo alla produttività, ma anche alla salute e all’equilibrio del sistema coltivato nel lungo periodo.

DIBAF-Università degli Studi della Tuscia